Il mio Salar
Quando sui social ho pubblicato la prima foto di questo posto incredibile come didascalia ho scritto: “quando realizzi un sogno ricordatelo”
E infatti questo post lo scrivo proprio per ricordare il sogno realizzato di vedere il Salar de Uyuni

Realizzare un sogno, nella nostra testa, è sempre una cosa molto cinematografica.
Ti vedi arrivare.
Ce l’hai davanti.
Il petto che esplode.
Il resto che scompare.
Tu che senti tutto. Perfettamente. Al cento per cento.
E invece, se siamo davvero sinceri non è mai così.
Il Salar de Uyuni era una delle mie cento cose da fare nella vita. Una di quelle molto in alto.

Non volevo semplicemente vederlo.
Volevo entrarci dentro. Camminarci. Toccarlo. Capire che consistenza avesse un posto che per anni avevo visto solo nelle fotografie di altri.
Agosto 2026 ci sono arrivata.
Non facilmente eh!
Prima i problemi politici in Bolivia, abbastanza seri da farci pensare che il viaggio potesse saltare. Poi uno spiraglio e partiamo.
A quel punto sembra fatta ma naturalmente non lo è.
Quando il Salar è ormai a poche ore di distanza, arriva una nevicata fuori tempo. Nel periodo secco. In uno dei luoghi più aridi del pianeta.
Confini difficili da attraversare, strade impraticabili, pianificazioni che saltano.
E soprattutto una possibilità molto ma molto concreta: essere arrivati fino lì e non riuscire ad arrivare proprio dove avevo desiderato più di tutto essere.
Ma alla fine ce la facciamo.

Il cielo è molto coperto. L’alba sul Salar de Uyuni, quella che nella mia testa si sarebbe mostrata come una forma di rivelazione mistica, non c’è.

C’è invece un freddo feroce.

Il vento.
L’acqua.
Gli stivali di gomma.
I piedi talmente congelati da fare male.
E in mezzo a tutto questo, il Salar. Anzi noi in mezzo a lui

Assurdo, enorme. Bianco. Il luogo dove l’espressione a perdita d’occhio prende un significato letterale. Un posto che ha deciso di non assomigliare a niente.
Cammino.
Ascolto.
Tocco.
Fotografo.
Fotografo moltissimo, senza avere la minima idea di quello che sto facendo. Se dentro ci sarà qualcosa di quello che sto vedendo. Probabilmente no.

Intanto bisogna anche ascoltare, capire dove mettere i piedi, cercare di non cadere, proteggere la macchina fotografica, sentire il freddo, guardarsi intorno. E guardare tutto tutto tutto.
Perché sai benissimo che sei dentro un momento che hai aspettato per anni.
Ed ecco la piccola bugia sui sogni. Quella secondo cui, quando finalmente li realizzi, tutto il resto smette di esistere.
E non è vero.
Il vento freddo gelido esiste. La stanchezza della sveglia alle 3 esiste. Il fastidio per l’alba mancata esiste. I piedi fanno male dal freddo dentro gli stivali.
E pensi anche che, dopo tutto questo, bisognerà pur riuscire a uscire dalla Bolivia.
Ma questa è un’altra storia.
E se realizzare un sogno non significa vivere qualche ora in uno stato di grazia, cosa significa?
Significa vivere quei momenti al mille per cento.
Con dentro TUTTO.
La meraviglia e il disagio. La felicità e il vento in faccia. La gratitudine di essere lì e contemporaneamente il desiderio di avere calze più pesanti.
È una quantità di informazioni quasi ingestibile.
Tutto insieme. Talmente velocemente che mentre lo vivi non riesci a capire fino in fondo cosa stai vivendo.

Poi torni.
Passano i giorni. Più passano, più il pensiero torna lì.
Torna l’idea del vento, ma senza il male sulla faccia.
La luce, quel bianco infinito, senza perdere gli occhi
Poi una cosa piccolissima che mentre eri lì non avevi nemmeno registrato.
Le famose emotions recollected in tranquility di Wordworth
Ecco credo sia esattamente questo.
I sogni non ti esplodono dentro nel momento esatto quando li realizzi.
Restano li compressi finché non hai il tempo e il cuore di spacchettarli.
Ed è solo quando tutto torna normale che capisci quanto spazio hanno occupato. Quanto erano grandi.
E quanto erano tuoi davvero davvero.

Il Salar de Uyuni: cos’è?
Il Salar de Uyuni è la più grande distesa salina del mondo. Si trova nell’Altiplano boliviano, nel dipartimento di Potosí, a circa 3.650 metri di altitudine, sulla sua estensione si parla generalmente di circa 10.000–12.000 km²… per intenderci, l’estensione dell’intero Abruzzo.
Non è un deserto ricoperto di sale ma il fondo di un antico sistema di laghi evaporato e oggi trasformato in una gigantesca crosta di sale spessa fino a 10 metri, sotto la quale si trovano ancora salamoie estremamente ricche di minerali, tra cui litio, potassio e magnesio. [ In particolare Uyuni è famoso per le sue enormi risorse di litio, elemento essenziale per la produzione di batterie, il che lo rende una delle aree strategicamente più importanti della Bolivia dal punto di vista minerario.]
Durante il Pleistocene gran parte dell’attuale Altiplan boliviano era occupata da questi enormi laghi preistorici.
Quando il clima cambiò, l’apporto d’acqua diminuì e l’evaporazione aumentò ma essendo un bacino chiuso, l’acqua non aveva uno sbocco verso il mare quindi evaporava lasciando sul posto i sali e i minerali.
Il processo si ripeté per migliaia di anni: acqua → evaporazione → concentrazione dei minerali → precipitazione dei sali fino a formare gli attuali Salar de Uyuni e Salar de Coipasa. Quindi quello su cui camminiamo oggi è, in sostanza, il residuo minerale di antichi laghi evaporati.
Quando andare? I due volti del Salar de Uyuni
Visivamente sono quasi due luoghi diversi a seconda del periodo dell’anno.
Stagione secca: circa maggio–novembre

Nella stagione secca la superficie assume quella struttura geometrica quasi perfetta fatta di poligoni, spesso esagonali che sono dovuti ai cicli di evaporazione e cristallizzazione della salamoia presente sotto la superficie.
L’acqua salata risale attraverso la crosta, evapora e deposita nuovi cristalli lungo le fratture creando quella specie di mosaico naturale che caratterizza il Salar asciutto, la superficie è asciutta e dura.
I 4×4 possono attraversare vaste porzioni del Salar e normalmente è possibile raggiungere anche i punti più interni.
È il periodo migliore per
- vedere la geometria della crosta;
- raggiungere Isla Incahuasi;
- attraversare il Salar anziché limitarti alle zone accessibili con acqua.
- attraversare il Salar con mezzi diversi dal 4×4
Il rovescio della medaglia è il clima: temperature estremamente fredde, soprattutto con il vento.
Stagione delle piogge: indicativamente dicembre–marzo/aprile

È il Salar delle fotografie più famose, il mirror effect: una sottile pellicola d’acqua che ricopre la superficie e trasforma la pianura in un gigantesco specchio. Il confine tra terra e cielo quasi scompare.
Ed è anche uno degli aspetti più impressionanti dal punto di vista scientifico. In condizioni di presenza di acqua, il fatto che l’altezza del Salar sia quasi perfettamente costante in tutta la sua superficie, produce lo spettacolare effetto specchio privo di rifrazioni.
Lo svantaggio è che l’acqua può rendere alcune zone impraticabili e cambiare completamente gli itinerari. Quando il livello è troppo alto, per esempio, Isla Incahuasi può diventare irraggiungibile.

L’unico modo per visitarlo in questa stagione è con i 4×4 e, sebbene possa sembrare banale guidare in mezzo ad una superficie piana senza ostacoli, la cosa richiede parecchia maestria e concentrazione anche per le guide più esperte
Da dove si entra
Il punto d’accesso più comune è Uyuni, cittadina situata sul margine sud-orientale del Salar.
Da Uyuni quasi tutti i tour passano da Colchani, piccolo centro legato storicamente alla lavorazione del sale, e da lì entrano sulla distesa salina.
Esistono però itinerari che raggiungono il Salar da altre direzioni, in particolare:
- Tahua, sul versante nord, ai piedi del vulcano Tunupa;
- Llica, sul margine occidentale;
- il sud-ovest, negli itinerari provenienti dal Sud Lípez e dal confine con il Cile.
I luoghi del Salar
Colchani
È uno degli accessi più utilizzati al Salar e il luogo dove si vede ancora la lavorazione artigianale del sale. L’unico posto dove troverete bancarelle, souvenir e il sale!
Ojos del Salar
Sono piccole aperture nella crosta attraverso le quali emerge la salamoia sottostante. Sono interessanti perché fanno vedere che sotto quella che sembra una superficie completamente solida esiste ancora un sistema idrologico attivo.
Montones de sal
Cumuli di sale realizzati durante il processo tradizionale di raccolta.
Playa Blanca

L’antico hotel costruito quasi interamente in blocchi di sale, oggi utilizzato più come punto di visita che come vero hotel. Nella stessa zona si trovano la Plaza de las Banderas e il monumento legato al Rally Dakar.
Isla Incahuasi

È un rilievo roccioso che emerge dal bianco e appare letteralmente come un’isola. È ricoperta da giganteschi cactus colonnari, alcuni vecchi di centinaia di anni e salendo si ha una delle migliori vedute panoramiche sul Salar.
Durante la stagione delle piogge può essere inaccessibile.
Isla del Pescado
Un’altra formazione rocciosa all’interno del Salar, con un profilo che da alcune prospettive ricorda un pesce.
Vulcano Tunupa
Si trova sul margine settentrionale del Salar. Con i suoi oltre 5.000 metri domina tutto il paesaggio ed è particolarmente scenografico per il contrasto tra i colori minerali della montagna e il bianco del salar
Cementerio de Trenes

Non si trova dentro il Salar, ma appena fuori la città di Uyuni ma è praticamente diventato parte del circuito. Qui sono abbandonate locomotive e vagoni utilizzati tra XIX e XX secolo durante il periodo di sviluppo minerario della regione.
