Lo chef Oliver Glowig tra le vigne di Poggio Le Volpi alle porte di Roma

Nel mio recentissimo soggiorno romano mi sono concessa anche una gita fuori porta e precisamente alla cantina Poggio Le Volpi di Monte Porzio Catone.

Una mezz’ora dal Colosseo per arrivare nella verdissima zona dei Castelli Romani dove si trovano le vigne di Poggio Le Volpi: 35 ettari di terreni con suolo vulcanico dove si producono da Malvasia del Lazio e Trebbiano, vini come Frascati, Donnaluce, Baccarossa e il famoso Roma la cui varietà rosso “riserva” ha ricevuto importanti premi.

Qui, oltre alla cantina si trovano anche i due ristoranti dello chef Oliver Glowig che dopo l’esordio italiano a Capri con cui ha raggiunto le due stelle Michelin in brevissimo tempo, è qui alla sua seconda esperienza romana.

Il ristorante gourmet si chiama Barrique ed è ospitato all’interno della barricaia della cantina, dove i tavoli affacciano sulle grandi vetrate che guardano le vigne, con alle spalle le botti in cui si affinano i migliori vini della maison.

Luci calde, arredamento minimale ma dai dettagli curatissimi con una netta predominanza delle tinte dorate: quanto ad allestimento credo che si tratti di uno dei più bei ristoranti gourmet che abbia mai visto.

La grande terrazza esterna affacciata sulle vigne è invece il regno di Epos, il bistrò per il quale lo chef ha fatto la scelta di concentrarsi su prodotti laziali eccellenti e su una importante varietà di carni che spaziano dalla brace alle lunghissimi frollature.

 

Le carni invecchiate sono una mia passione e qui ho avuto modo di assaggiare qualcosa di veramente molto speciale: quella che loro chiamano Phenomena, una varietà di manzetta prussiana che portano ad una frollatura di oltre 400 giorni.

Per chi un po’ di intende di carni dry aged capirà subito che si tratta di una frollatura veramente estrema per la sua durata. Il sapore di questa carne era incredibile: concentrato senza essere aggressivo in bocca, vellutato nella consistenza e dal sentore di lieviti. Una varietà di sapori, che evolveva in bocca con la masticazione, pazzesca.

Oltre alla carne ho potuto assaggiare una serie di antipasti tradizionali eseguiti con cura ineccepibile come ad esempio i fiori di zucca fritti ripieni di mozzarella e alici in salsa alla puttanesca o i friggitelli con pomodorini e la caponata di melanzane fatti con verdure di produttori locali.

Notevole anche la qualità dei taglieri sia di salumi locali artigianali che di formaggi.

 

 

 

 

Lo chef Oliver Glowig tra le vigne di Poggio Le Volpi alle porte di Roma ultima modifica: 2020-07-26T20:12:06+02:00 da patrizia

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